ALZATI E VA’ A NINIVE, LA GRANDE CITTA’….(Gn. 3,2)
Eco dal Convegno Missionario di Sacrofano
Nei giorni dal 20 al 23 novembre ho partecipato al Convegno Missionario Nazionale. Sono stati giorni intensi e ricchi di spunti. Per la grande quantità di contributi vi invito a visitare il sito del convegno www.cmsacrofano.it nel quale potrete vedere foto, relazioni e addentrarvi sulle tematiche e le riflessioni presentate, tutte di notevole spessore.
Quello che vorrei condividere e portare a voi sono le impressioni e gli spunti programmatici utili alla nostra associazione.
Il convegno si è proposto come momento di Chiesa, momento di riflessione sull’opera evangelizzatrice, sulla bellezza di annunciare l’amore di Dio ad ogni uomo. Questo annuncio non può essere disgiunto dall’attenzione agli ultimi. L’amore di Dio si manifesta primariamente nella preoccupazione per il povero. Ogni forma di povertà dev’essere soggetta di attenzione. Povertà economica, povertà psicologica, povertà affettiva, povertà relazionale….
1-Gioia. Non posso dimenticare la Gioia che traspare dal volto degli 880 partecipanti, di cui 520 laici. Lo spirito di confronto, la bellezza dell’ascolto reciproco delle esperienze di vita e il dialogo fraterno a tavola sono i segni esterni di una grande gioia interiore. Essi sono il segno visibile della fede di ognuno e dei valori di cui ogni uomo è portatore. La gioia è il segno visibile dell’essere abitati da un’Amore più grande, un amore che dà senso al quotidiano e che alimenta la speranza, nel presente e nel futuro.
2-Periferie. Quali sono le periferie del mondo? Le periferie sono tutti i luoghi in cui l’uomo soffre. Lo sono le missioni del terzo mondo come i quartieri degradati delle nostre città. Sono periferie i sottopassi abitati dai barboni; sono periferie i marciapiedi di notte; sono periferie le famiglie dove una donna o un bambino vengono picchiati; sono periferie i vecchi abbandonati; sono periferie i gommoni nel Mediterraneo; sono periferie i cristiani perseguitati; sono periferie le famiglie senza lavoro…..sono periferie tutti i luoghi e le persone in cui non abita la Speranza!
3- Dignità. Una sollecitazione che viene dai missionari “ad gentes”. Scoprire la ricchezza di cui ogni uomo è portatore, nella sua cultura, nella sua storia, nei suoi valori esperienze e disavventure. Ogni uomo, anche il povero, è una ricchezza infinita e dev’ essere protagonista della sua emancipazione. Non può essere solo oggetto della nostra benevolenza ma soggetto attivo, in un’alleanza operante finalizzata alla costruzione del bene comune.
E’ passato il tempo della solidarietà dall’alto. Il Papa stesso ha sintetizzato in un suo intervento: “I poveri chiedono dignità non elemosina”.
4-Povertà e Trasparenza. Negli interventi durante i lavori di gruppo è emersa la necessità di essere sempre più professionisti nel nostro operare. In particolar modo nella raccolta di fondi e nella distribuzione e finanziamento di progetti ed attività. La trasparenza nella gestione dei soldi è resa necessaria sia per motivi di legge che etici. La Chiesa stessa non deve avere zone d’ombra, dev’essere limpida. I provvedimenti che Papa Francesco ha promosso anche nello Stato Vaticano vanno in questa direzione.
“Una Chiesa povera tra i poveri”. Non si tratta semplicisticamente di non avere soldi, che sono pur sempre necessari, ma di essere semplici, sobri nelle abitudini, non trattenere più del necessario… essere trasparenti!
5-Collaborazione e coinvolgimento. Nel lavorare a favore dei poveri in luoghi di emarginazione, lontani geograficamente, socialmente ed economicamente dal mondo occidentale non è raro trovarsi a condividere sforzi e obiettivi con realtà diverse. Diversi attori operano, perseguendo obiettivi specifici distinti (salute, istruzione, lavoro, accoglienza…). Tuttavia il fine ultimo è sempre la promozione umana. La complementarietà delle diverse azioni in campo costituisce il paradigma di una nuova forma di lavoro.
Aprire la mente alla valorizzazione delle specificità di ogni singola persona od organizzazione ; aver attenzione ad ogni “periferia”, anche quelle vicine…
Importante infine il coinvolgimento di forze provenienti da queste periferie. Chi ha avuto può diventare attore protagonista nell’aiutare. Il messaggio di fondo potrebbe essere “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!”E’ necessario uscire dalla presunzione che solo noi siamo in grado di dare.
Fare del bene non è un’esclusiva delle nostre organizzazione ecclesiali e si deve aprire al dialogo e collaborazione con tutti quei protagonisti che non risparmiano sforzi nel perseguire obiettivi comuni.

Conclusioni: i punti che ho riportato in maniera sintetica, sono solo alcuni spunti concreti che ho potuto raccogliere. Sono quelli più inerenti alla nostra attività specifica. I temi più squisitamente ecclesiali li lascio allo studio e riflessione personali ed eventualmente ad una discussione successiva. Troppo profonde e articolate sono state le relazioni, non è possibile sintetizzarle se non snaturandole, per questo rimando al sito del convegno.
Credo che anche per la nostra associazione vi siano spunti di riflessione sufficienti per uno sviluppo delle nostre iniziative. Non mancheremo di affrontarli e orientare i nostri sforzi alla luce delle necessità che emergeranno in futuro.
Ringrazio di cuore quanti operano al bene dei nostri fratelli bisognosi.
Alessandro Guidolin
Presidente Ass. Cercu Iabri Onlus